Il Parco Archeologico di Liternum: la terra di Scipione e i luoghi del mito ieri e oggi

Quella di andare alla ricerca delle proprie origini, della propria storia, è una caratteristica che vi è praticamente da sempre nelle comunità umane che raggiungono un certo grado di sviluppo.

A un certo punto l’uomo si interroga sulle proprie origini: “chi sono?” “da dove vengo?”. Già Erodoto, primo storico della letteratura occidentale, nell’antica Grecia andava alla ricerca di testimonianze, interrogava personalmente gli abitanti di quel luogo, si affidava al “sentito dire” o a prove fisiche come un tempio,  un santuario,  un monumento o qualsiasi altra traccia fisica, in un’epoca in cui le fonti scritte erano scarse e, difatti, le sue Storie si intrecciano tra realtà e mito. Tutto ciò doveva essere anche nella sensibilità dei Giuglianesi di tanti secoli fa, pur non conoscendo Erodoto, se essi si presero la briga,  con gli scarsi mezzi dell’epoca,  di trasportare  dall’antica Liternum a quello che era il piccolo villaggio dell’antica Giugliano, i rocchi di colonna del Capitolium  di Liternum e inglobarli nel campanile della chiesa di sant’Anna, probabilmente la più antica della Città e attorno a cui si sviluppò l’abitato urbano, piuttosto che riutilizzarli come materiale da costruzione ( cosa usuale nella tarda antichità).

Ciò per lasciare a perpetua memoria la loro origine,  cosa che con i Longobardi e, successivamente, con la venuta dei profughi da Cuma, darà origine al mito della “Cumana Posteritas”.

La storia di Liternum è però una storia che viene da lontano e che si intreccia con le vicende storiche di uno dei più famosi personaggi di Roma antica: Scipione, detto “l’Africano” , grande condottiero e vincitore su Annibale, uno tra i più agguerriti nemici di Roma e,  nell’immaginario collettivo,  secondo solo ad Alessandro Magno. L’area era già abitata da popolazioni Osche e tra il 192 e il 194 a.C.  i suoi terreni furono affidati ad alcuni veterani della seconda Guerra Punica guidati dallo stesso Scipione. Questo territorio sarà un vero e proprio crocevia con l’attraversamento della Domiziana tra I e II secolo d.C. da Sinuessa fino a Puteoli e la stessa Consolare Campana che proprio a Puteoli terminava e incrociava in queste zone la via Antiqua che da Atella conduceva a Liternum. L’abitato avrà poi il massimo sviluppo nell’età Imperiale e verrà amplia to con un complesso termale, una basilica  e un teatro, per divenire poi prefettura.

Con la tarda antichità, tra V e VI sec. d.C.,  inizia la fase di declino. Complici l’impaludamento delle zone e,  successivamente,  l’invasione di Genserico,  che saccheggia e manda in rovina la città, i Liternini decidono di spostarsi nell’entroterra alla volta dei villaggi dell’interno, tra cui quello  di Iullanum. Liternum viene così lasciata al suo destino e diviene in breve tempo preda di sterpaglie e umidità, per essere a poco a poco dimenticata. A parte sparuti ritrovamenti nel XV e XVI sec., una vera e propria campagna di scavo ha inizio negli anni ’30 con gli archeologi Chianese e Maiuri, che ricostruiscono in anastilosi (ovvero un restauro che mette in evidenza parti originali e integrazioni) la celebre colonna. Il tutto però ritorna, in breve, preda dell’incuria e dell’indifferenza generale. Negli anni successivi vi sarà un’edificazione incontrollata tutt’intorno all a zona, fino alla costruzione del villaggio olimpico per i giochi del Mediterraneo a pochi metri dalla zona del Foro. Col 2009 è istituito il Parco archeologico e vengono portati alla luce le terme e vari ambienti circostanti, per tornare, poi, nell’abbandonato nel 2014, per mancanza di fondi per la gestione. Vari sono stati i Fondi Europei stanziati, col POR 2000/2006 e successivamente 2007/2013, alcuni dei quali non spesi per intero; ma ciò non è servito a rilanciare la terra del volontario esilio di Scipione, sebbene ad oggi quest’area sia stata all’attenzione anche di varie interrogazioni parlamentari e di varie università, anche estere, interessate a campagne di studio e scavo e alcuni restauri si accingono ad essere effettuati nelle zone più a rischio. La situazione, dato anche il continuo tira e molla di competenze tra Comune, Regione e Città Metropolitana (ex provincia), sembra essere ad un nodo Gordiano.

Nonostante l’abbandono e l’indifferenza,  chi si accosta a questi luoghi può ancora sentire l’eco della storia e della passata grandezza. Sono luoghi pervasi di fascino e di mistero che nei secoli hanno spesso suscitato la curiosità di intellettuali e cultori, fin dall’antichità. Già autori come Plinio, Cassio Dione, Livio, Strabone ci parlano del sepolcro di Scipione; Seneca nelle sue lettere a Lucilio ci descrive la villa del grande generale come costruita “con massi quadrati, il muro che delimita il bosco, le torri edificate a difesa della casa sui due lati, la cisterna nascosta da fabbricati e piante, che potrebbe bastare al fabbisogno di un esercito, il bagno angusto e buio secondo le abitudini antiche […]” (Seneca ep. 86 libro XI), essa sorgeva,  probabilmente, nella zona dell’attuale Torre Patria, costruita, secondo la tradizione, proprio coi resti della villa del generale. Nonostante tutto ciò, questo celebre sepolcro rimane ancora avvolto nella leggenda. Valerio Massimo ci ha tramandato l’epitaffio che il condottiero volle sulla sua tomba “ingrata Patria ne quidem ossa mea habebis” (“ingrata patria non avrai mai le mie ossa)  che, sempre stando alla leggenda, una volta consuntosi rimase leggibile solo nella parte “patria”, per dare così il nome al lago costiero. Seneca osservò acutamente che proprio questo “suo amor di patria fu più forte quando la lasciò che quando la difese” dato che, sempre narrandoci i fatti dell’epoca, l’Africano così ebbe a dire “Sono stato l’artefice della tua libertà, ne sarò anche la prova: me ne vado, se la mia autorità è cresciuta più di quanto ti è utile” (lettere a Lucilio 86 XI). Ebbene, in queste parole sembra di sentire l’eco della passata grandezza di questi luoghi, il fascino e il mistero che secoli di storia portano con sé. Non sappiamo se questi luoghi furono prima la “Literna Palus” di cui parla Stazio e successivamente il “balneum Veneris”, ambito luogo di villeggiatura, che si legge su un’iscrizione dell’epoca e cosa accadde in seguito, nel tardo Impero. Certo è che Liternum fu un centro nevralgico nella “Campania Felix” dell’epoca; un luogo ricco di scambi e traffici, arte, cultura e religione. Uno dei luoghi del mito per noi contemporanei.

 

 

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